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Storia geologica

Una sintetica descrizione della storia geologica del territorio permette di comprendere la genesi della morfologia dell’area e il suo rapporto con il paesaggio odierno. Sappiamo ormai dagli studi di tettonica che la crosta terrestre subisce una lenta evoluzione originata dai reciproci spostamenti delle placche che la compongono: in tal modo le Alpi sono nate dalla collisione della"zolla africana" con la "zolla europea". Un antico braccio di mare, il golfo della Tetide, separava in origine queste due placche.

Sia queste ultime che le rocce sedimentarie ("falde") deposte ai loro margini sono implicate nell’orogenesi alpina, raccorciandosi e accavallandosi l’una sull’altra. Mentre il processo di sovrapposizione delle falde è avvenuto principalmente verso nord, in direzione del continente europeo, dando origine alle Alpi, buona parte del margine africano si è invece ripiegato in direzione sud, formando le Prealpi.

La linea di sutura che pone a contatto il"dominio alpino" con il"dominio prealpino" è appunto la linea insubrica: la maggior parte del territorio insubrico è dunque compresa entro il dominio delle Prealpi. A nord-ovest di Porlezza affiorano le rocce sedimentarie più antiche dell’intera regione, originatesi nel Carbonifero (360-290 milioni di anni fa) e costituite da sedimenti di origine continentale: ghiaie, sabbie e limi deposti sulla terraferma, a conferma della presenza nella zona di terre emerse, fino al Triassico medio (240 milioni di anni fa). Durante il periodo intercorso l’area è stata erosa e coinvolta nei sollevamenti ercinici. All’inizio del Triassico l’innalzamento del livello del mare ha provocato l’avanzamento della linea di costa verso ovest. La presenza di carbonati indica il permanere di condizioni climatiche calde e piuttosto aride che si protrarranno per tutto il periodo. Con il tempo la linea di costa è migrata ancora di più verso occidente, ma l’esistenza di una vicina terra emersa è testimoniata dai depositi arenaceo-conglomeratici rilasciati dal delta fluviale. Verso la fine del Triassico (210 milioni di anni fa) il bacino della Tetide era poco profondo, con sedimentazione mista carbonatica e terrigena. Il cambiamento di condizioni ambientali che si è verificato con la rapida formazione di un bacino profondo, un oceano vero e proprio, nel golfo della Tetide, ha segnato l’inizio del Giurassico. Durante tutto questo periodo il bacino è rimasto profondo, a sedimentazione carbonatica, e ad esso risalgono i calcari neri e grigi ben stratificati e ricchi di selce (Calcare di Moltrasio) che costituiscono una delle rocce più diffuse nel territorio odierno. Stratigraficamente, sopra al Calcare di Moltrasio è possibile osservare una serie di strati che esprimono il passaggio dal Giurassico al Cretaceo: sono presenti infatti calcari marnosi nodulari di spessore esiguo, con un tipico colore rossastro dovuto alla presenza di ossidi di ferro, tanto ricchi di ammoniti fossili da prendere il nome di Rosso Ammonitico Lombardo.
Esso è ricoperto dal gruppo del Selcifero Lombardo, un orizzonte di pochi metri di spessore quasi interamente selcioso: la base è costituita da un livello di selci grigie, verdi o prevalentemente rosse (radiolariti) e il tetto da marne rosse ricche di aptici (gli opercoli delle ammoniti) che prendono il nome di Rosso ad Aptici. Questa formazione chiude il Giurassico, poiché l’inizio del Cretaceo è marcato da un cambiamento radicale del tipo di sedimentazione. Nel Cretaceo quindi l’ambiente era ancora marino e bacinale, ma molto meno profondo. A questo periodo fa riferimento la Maiolica, una formazione costituita da calcari bianchi ben stratificati. Sopra di essa si possono incontrare i"flysch" cioè alternanze ben stratificate di arenarie e di peliti, originate dall’azione di correnti torbide che invasero il bacino trascinando con sé grosse quantità di sedimenti. La loro presenza indica l’esistenza di un’antica scarpata continentale e di un’area emersa: durante il Cretaceo, infatti, lo scontro tra la zolla africana e quella europea ha generato la catena delle Alpi, che è emersa ed è stata immediatamente sottoposta all’erosione. Durante il successivo Terziario, l’assetto idrografico ed orografico hanno subito grandi mutamenti. Al termine del Miocene (5 milioni di anni fa) il Mar Mediterraneo si è prosciugato con la chiusura dello Stretto di Gibilterra (crisi di salinità) che ha causato un abbassamento del livello di base dell’erosione fluviale. Tutti i fiumi che sfociavano nel mare hanno scavato profonde valli. Durante il Pliocene (5-2 milioni di anni fa) il livello marino si è innalzato nuovamente e i canyon sono stati parzialmente colmati dai sedimenti marini e fluviali. Con il Quaternario hanno avuto inizio le glaciazioni dalle quali risultano essenzialmente le caratteristiche del territorio odierno. Le spesse coltri glaciali hanno infatti trasformato profondamente il paesaggio, tanto da venir considerate il principale fattore di modellamento dell’area. I ghiacciai nel loro movimento hanno scavato e inciso le rocce del basamento, trasportando a valle i detriti che avevano inglobato nella loro massa: detriti già disgregati presenti sul posto o interi blocchi di roccia inglobati nella massa glaciale a seguito dell'abrasione provocata dallo sfregamento della massa ghiacciata sul fondo e sui fianchi rocciosi. Durante il Pleistocene (2-0.1 milioni di anni fa) nell’area si susseguirono periodi a clima molto freddo (fasi glaciali) alternati a periodi dal clima più mite (fasi interglaciali). Nelle fasi glaciali le spesse coltri ghiacciate scendevano dalle aree montuose incanalandosi nelle paleovalli: come enormi lingue glaciali le scavavano profondamente incidendole con la tipica forma a"U" e portandosi appresso i materiali erosi.
Nelle fasi interglaciali i ghiacciai si ritiravano depositando lo stesso materiale che avevano trascinato con sé durante la
loro estensione e dal quale si originarono le attuali morene e i massi erratici. Il ghiacciaio che ha modellato il territorio del Contado del Seprio è quello Abduano, ovvero il ghiacciaio dell’Adda. Questa enorme lingua glaciale scendeva dalla Valtellina e si riuniva con quella che solcava la Val Chiavenna a formare un’unica colata che calava ulteriormente verso la pianura, diramandosi in diverse lingue lungo i principali solchi vallivi (Val Varrone, Valsassina, Valassina, Val d’Intelvi) e, in corrispondenza della zona di Bellagio, biforcandosi in due rami, quello comasco e quello lecchese. Il ramo comasco si spingeva ulteriormente verso Chiasso, lungo la valle del Breggia e verso la zona di Faloppio, mentre il ramo principale arrivava fino alla pianura. Durante l’ultimo massimo glaciale, nel Pleistocene superiore, 18.000 anni fa, il ghiacciaio ha toccato la Brianza fino alle zone di Cantù, caratterizzandosi per la presenza di anfiteatri morenici. L’ultima grande avanzata glaciale è anche quella meglio conosciuta, poiché le sue tracce non sono state cancellate da nuove glaciazioni: essa corrisponde con buona approssimazione al piano Wurm, riconoscibile sul versante austriaco delle Alpi.
Occorre tuttavia ribadire che la classica suddivisione delle glaciazioni alpine in 4
periodi (chiamati in ordine cronologico Gunz, Mindel, Riss e Wurm), definita in base a un modello dell’inizio del secolo scorso, non è più considerata valida. Ora sappiamo che le espansioni glaciali sono state più numerose a causa dei ripetuti eventi di raffreddamento climatico verificatisi nel corso del Pleistocene; la loro entità è inoltre assai variabile da luogo a luogo e le stesse non sono state esattamente isocrone, perché estremamente influenzate da fattori microclimatici legati all’esposizione dei versanti o a situazioni geografiche particolari. Le tracce lasciate dall’ultimo massimo glaciale indicano che il ghiacciaio, entrando nella conca lariana, aveva un’altitudine di circa 1530 metri s.l.m. e ancora di 850 metri s.l.m. sopra l’attuale lago di Como. Il ritiro, discontinuo e interrotto da numerose piccole nuove avanzate intermedie, ha avuto luogo circa 15’000 anni fa: assai verosimilmente il ghiacciaio Abduano galleggiava sulle acque del Lario prima di rimuoversi definitivamente. Nota: nella collezione di paleontologia del Museo di Scienze Naturali di Malnate si trova l'Emiliomya malnatensis, una piccola conchiglia fossile ritrovata finora unicamente a Malnate.
 
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